Apple offre, utente domanda

Pochi giorni fa chiacchieravo, in modo piacevolmente costruttivo, con un assennato utente Mac sulla qualità in senso lato dei prodotti Apple. Si parlava nello specifico di iTunes, delle sue utilità e delle sue conseguenti ottusità.

Essendo pochi giorni prima incappato in una evidente mancanza del software in questione, provo a sottoporre il problema.

Io: “Ma non ti sembra assurdo che non si possa, in modo veloce ed intuitivo, aggiungere ad una sorta di preferiti lo streaming che stai ascoltando!”

MacUtente: “Se scegli una delle radio presenti nell’elenco predefinito, la puoi trascinare nelle playlist!”

Io: “E se nell’elenco quella che voglio seguire non c’è?”

MacUtente: “Beh, ce ne sono a centinaia, che bisogno ho di altre alternative al di fuori di quelle già proposte?”

La legge della domanda/offerta, base del mercato capitalista, viene evidentemente ribaltata nella sua classica interpretazione; colui che vende, Apple, propone il prodotto, prendere o lasciare; e chi dovrebbe domandare? Accetta, perchè è comodo, piacevole e ben costruito. L’utente non è il soggetto che fa la richiesta, semplicemente accetta ciò che gli viene proposto.

Oggigiorno non è solo Apple che intraprende questa strada, intendiamoci, ma certamente è in prima fila insieme a molti altri.

2 commenti su “Apple offre, utente domanda

  1. Le dinamiche del rapporto cliente – fornitore, nel caso dei beni percepiti come portatori di uno status, non risponde alle classiche leggi della domanda e dell’offerta. Basti dire che per alcuni beni di lusso la domanda resta sostanzialmente rigida in presenza di marcati rincari. La questione è, secondo me, più profonda: quelli della Apple sono prodotti puramente tecnologici? Oppure il loro valore aggrega l’utilità al soddisfacimento di altri bisogni di carattere non solo estetico. Se è vero questo salto, Apple è riuscita in ciò che l’Alta Moda fa abitualmente: guidare i bisogni dei propri clienti. Chi dissente o semplicemente differisce, o è lo standard prossimo venturo o è semplicemente fuori, un outsider.
    E, per usare le parole di Ligabue in Radiofreccia, fuori è un brutto mondo.

  2. L’utente Apple vuole “pensare il meno possibile”. Si sente parte di una comunità e crede che tutti i suoi bisogni informatici siano soddisfatti da una regia superiore.
    Non si sforza e quindi non imparerà mai e sarà sempre “dipendente”.
    La filosofia di Apple è quella di cercare quel tipo di cliente. Ne avrà sempre tanti.
    Peccato per quelli che, invece, sono alla ricerca di evoluzione (cui partecipare).

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