I naufraghi dell’informatica

naufragoRitorno dopo parecchio tempo a scrivere sul blog, probabilmente a causa di quanto andrò a dire.

L’argomento è legato al post precedente, in cui rilevavo una sempre maggiore complessità degli strumenti informatici di cui tutti gli utenti tendono a circondarsi, senza però avere il tempo e le competenze (e vero interesse) necessario.

Negli ultimi anni il fenomeno si sta estendendo anche all’ambito aziendale, come sempre in leggero ritardo rispetto al mondo consumer, più soggetto al fattore moda che alla vera utilità; non passa giorno che clienti chiamino chiedendo l’integrazione di un nuovo servizio, spesso legato alla mobilità.

E vai di BlackBerry, non più semplicemente agganciati in POP3/IMAP, ma integrati con il server di posta, BlackBerry Enterprise Server, iPhone/iPad da sincronizzare con Outlook, sistemi integrati di ogni genere, e via discorrendo.

Il problema è che è tutta roba da studiare, sempre che non si voglia installare con il classico pressapochisismo dell’avanti/avanti/avanti; ma il tempo chi ce l’ha? Mi sto accorgendo che la risposta è, purtroppo, “nessuno”.

Nel mio piccolo cerco di difendermi, spendendo il pochissimo tempo libero tra manuali e whitepapers scritti male o comunque incompleti, quasi che anche i produttori stessi siano più impegnati nell’aggiungere sempre novità invece che consolidare e spiegare bene come si usano le (loro) tecnologie attuali.

Ho sempre pensato che l’Italia fosse più indietro, anche dal punto di vista della preparazione professionale, però tutto sommato anche i colleghi sistemisti esteri non se la passano proprio bene.

L’informatica sta dilagando, ovviamente, ma non mi pare di vedere dei gran professionisti pronti ad arginare il fenomeno e guidare la massa sempre più numerosa dei naufraghi informatici.

3 commenti su “I naufraghi dell’informatica

  1. Il fatto è piuttosto semplice e lo hai ben sintetizzato nel precedente post. Oggi tutto o quasi si appoggia su strumenti informatici, ma ci sono pochi standard, per lo più de facto, e comunque le aziende vogliono sempre di più, spendendo sempre di meno. Col risultato che progetti importanti vedono l’integrazione di sistemi mainstream con strumenti decisamente geek di difficile manutenzione, solo perchè questi ultimi sono gratuiti o a basso costo.
    Per ogni tecnologia differente che cerchiamo di introdurre abbiamo un aumento esponenziale della complessità dei problemi da risolvere.
    So già che molti diranno che uno standard industriale limita la libertà di ricerca e di sviluppo. Ma il prezzo di questa libertà lo pagano solo gli it che devono gestire la situazione, non chi si inventa un nuovo linguaggio di programmazione o non, più semplicemente, chi redige i bilanci billanci.

  2. il problema vero è che il mercato “consumer” non ha più appeal, quindi le aziende spingono sempre di più quello “prosumer”. in sintesi, il messaggio che passa è :”non ti serve a niente, ma se lo compri ti assicuro che qualcosa da fargli fare lo trovi di sicuro”.

Nuovo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *