Che faccio, (ri)lascio?

softwareUpdate-256Fino a qualche anno fa, perlomeno fino all’introduzione di massa degli smartphone, siamo stati abituati ad attendere anni fra una versione e l’altra di Windows ed Office, imparando a convivere più o meno felicemente con vari bug e mancanze.

Cito Windows ed Office perchè sono emblematici della situazione informatica per quanto riguarda gli aggiornamenti software che oggi sono diventati il vero mercato e perchè sono rimasti tra i pochi programmi ad essere aggiornati con una certa cadenza, non molto serrata.

Chi è possessore di uno smartphone, che sia un iPhone, Android, Windows Phone o altro, si trova quotidianamente a dover gestire una lista infinita di aggiornamenti, i quali a volte cambiano radicalmente l’uso dello strumento, mentre spesso non cambiano quasi nulla.

Di per sé, avere molti aggiornamenti per un prodotto, è buona cosa; meno buona la cosa è quando i prodotti sono tanti e gli aggiornamenti inutili. Sembra che si stia svolgendo una sfrenata gara a chi rilascia più aggiornamenti per il proprio prodotto, la quale ammalia molti spettatori che iniziano a disinteressarsi quasi completamento di com’è lo stesso al momento della nascita.

Per la verità è un po’ di anni che si vive questo fenomeno; ad esempio i videogiocatori sono ormai abituati a non prendere quasi in considerazione un nuovo gioco fintanto che non esce un primo aggiornamento, perchè notoriamente la versione iniziale è zeppa di bug e mancanze.

Ma si sà, l’importante è rilasciare il prodotto anche se non è completo, il mercato non può aspettare. E’ lo scotto di Internet, un collegamento rapido e quindi un canale distributivo imbattibile. Come avrebbero fatto 15 anni fa Microsoft, Apple, Lotus e molti altri a riempire gli scaffali di floppy disk di aggiornamento? Non avrebbero potuto, ed infatti non l’hanno fatto.

Questa grande frenesia che serpeggia sulla rete non sta portando a buoni risultati; forse sarebbe meglio preparare i prodotti con più attenzione alla fase di progettazione, ma questo sarà possibile solo quando gli utenti capiranno che avere tanti strumenti sempre nuovi non è meglio di averne pochi ma affidabili e ben costruiti.

Sono sempre più convinto che un buon strumento sia quello che funziona da subito bene e che necessita di poche modifiche nel tempo, perchè ci permette di padroneggiarlo meglio e ci evita lo stress di sapere che dopo poco dovremo imparare ad utilizzarne un altro.

Nuovo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *