I naufraghi dell’informatica
Ritorno dopo parecchio tempo a scrivere sul blog, probabilmente a causa di quanto andrò a dire.
L’argomento è legato al post precedente, in cui rilevavo una sempre maggiore complessità degli strumenti informatici di cui tutti gli utenti tendono a circondarsi, senza però avere il tempo e le competenze (e vero interesse) necessario.
Negli ultimi anni il fenomeno si sta estendendo anche all’ambito aziendale, come sempre in leggero ritardo rispetto al mondo consumer, più soggetto al fattore moda che alla vera utilità; non passa giorno che clienti chiamino chiedendo l’integrazione di un nuovo servizio, spesso legato alla mobilità.
E vai di BlackBerry, non più semplicemente agganciati in POP3/IMAP, ma integrati con il server di posta, BlackBerry Enterprise Server, iPhone/iPad da sincronizzare con Outlook, sistemi integrati di ogni genere, e via discorrendo.
Il problema è che è tutta roba da studiare, sempre che non si voglia installare con il classico pressapochisismo dell’avanti/avanti/avanti; ma il tempo chi ce l’ha? Mi sto accorgendo che la risposta è, purtroppo, “nessuno”.
Nel mio piccolo cerco di difendermi, spendendo il pochissimo tempo libero tra manuali e whitepapers scritti male o comunque incompleti, quasi che anche i produttori stessi siano più impegnati nell’aggiungere sempre novità invece che consolidare e spiegare bene come si usano le (loro) tecnologie attuali.
Ho sempre pensato che l’Italia fosse più indietro, anche dal punto di vista della preparazione professionale, però tutto sommato anche i colleghi sistemisti esteri non se la passano proprio bene.
L’informatica sta dilagando, ovviamente, ma non mi pare di vedere dei gran professionisti pronti ad arginare il fenomeno e guidare la massa sempre più numerosa dei naufraghi informatici.








Nicola Farina su: