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L’ansia della business continuity

17 ottobre 2011 1 commento

homer0010All’inizio di ottobre, per diversi giorni, il leggendario servizio BlackBerry ha sofferto di un grave disservizio che lo ha portato ad un fermo quasi globale; tutto il traffico e-mail bloccato, così come i servizi di messaggistica e scambio dati in generale.
Ovviamente il servizio voce, che è a carico esclusivo del gestore telefonico, non ha sofferto di alcuna interruzione.

Da (felice) utilizzatore di BlackBerry sono stato coinvolto in questo imponente guasto, ed essendo vagamente del mestiere, ho tentato di informarmi sulle cause.

Leggendo qui e la, più che altro per curiosità, ho realizzato quello che già temevo da tempo: l’essere umano è soggiogato alla stessa tecnologia che ha brillantemente creato.

Dopo la ripresa del servizio ho letto di class-action contro RIM (l’azienda produttrice dei terminali BlackBerry e gestore del servizio dati/e-mail degli stessi), gente che sosteneva di aver perso clienti e commesse a causa della mancata ricezione delle e-mail sul proprio smartphone, e per finire, ancora più grave, pesanti ripercussioni sul titolo RIM in borsa.

Forse banalizzo troppo, non voglio sminuire nessuno, ma qua si rasenta la follia.

La mancata ricezione delle e-mail sul cellulare non è la fine del mondo, tanto più che il disservizio è durato qualche giorno, non settimane. Ipotizzo che, almeno per la grande maggioranza, gli utenti abbiamo un PC, un tablet o una webmail con cui armeggiare nell’attesa di poter riprendere il loro frenetico scambio di bit, ovunque essi si trovino.

L’effetto psicologico, tutt’altro che da sottovalutare, raggiunge poi il suo più agghiacciante risultato sui listini di borsa; il titolo RIM scende perchè il sistema ha avuto un guasto? Ma stiamo scherzando? Sono anni che BlackBerry è il sistema principe della telefonia mobile, tecnicamente all’avanguardia e di grandissimo successo, e per un disservizio (seppur importante) l’azienda vale meno?

Questo è solo un esempio, chi vive di assistenza informatica (ma non solo) lo sa bene, non si può più rimanere fermi, neanche per un istante.

E’ ovvio che l’evoluzione informatica comporta un’attenzione ai servizi di manutenzione sempre maggiore, però bisogna sforzarsi di ricordare cosa è davvero urgente e fondamentale (non stiamo parlando dei computer di una sala operatoria), altrimenti si perderà per sempre l’obiettivo finale, che credo sia quello di vivere meglio.

A ciascuno il suo tablet. Ma il mio?

15 maggio 2011 6 commenti

420-ipad-kindle-tablet-420x0Sono ormai diversi mesi che si parla intensamente dello sviluppo del mercato dei tablet; qualcuno dice che saranno i dispositivi del futuro, qualcun altro dice che non servono a nulla.

Difficile trovare una risposta che possa andar bene per tutti, ma la seconda mi sembra obiettivamente fuori luogo, mi ricorda tanto le frasi di 40 anni fa “il computer in casa a chi serve?”.

Il tablet rappresenta, a mio avviso, una naturale evoluzione del notebook, non ho dubbi; avere un dispositivo sottile, leggero e a tutto schermo permette un utilizzo che in molti casi oggi è impossibile o molto scomodo. Il problema, come sempre, è la scelta.

Il mercato, sebbene in totale sobbuglio, non fornisce un vero prodotto valido; chi si è fatto infinocchiare da zio Steve è naturale che arrivi a capire che iPad è troppo costoso, ridicolmente chiuso in termini di applicazioni e scambio dati, nonchè pesante e, ebbene sì, piccolo.

Non parliamo dei ridicoli tablet da 800 euro, sicuramente meglio carrozzati di iPad, ma assolutamente con prezzi fuori mercato, perlomeno per quello che intravedo essere il vero mercato di massa.

Si sta facendo una confusione tremenda, tanto per cambiare, tra netbook, tablet ed e-book reader; c’è gente che va in giro dicendo che ha preso un iPad o un Galaxy Tab per leggere, altri che lo fanno per lavorare sui file di Office mentre sono in giro, chi più ne ha, più ne metta.

Non ho ancora incontrato qualcuno che sapesse cos’è un monitor e-ink, ovvero una particolare tecnologia (per ora bianco e nero) che simula in modo incredibile la carta stampata, dove il “monitor” non illumina (come i normali LCD/LED) ma riflette la luce. Questo sì che è un e-book reader, ci puoi leggere 3 ore senza il minimo fastidio, provaci con tablet qualunque!

Tornando poi sul discorso hardware, sono usciti tantissimi modelli da 7”, non da ultimo il BlackBerry Playbook. Che bello, per leggere una pagina di una rivista o un documento di Word devo scorrere 17 volte la schermata!

L’ormai leggendario Kindle di Amazon, un vero e-book reader, è piccolissimo, anche la sua versione più grande è comunque meno di un foglio A4. E’ scomodissimo leggere su superfici piccole, lo si sa dai tempi delle rotative per i quotidiani, dove si è scelto un formato cartaceo molto ampio.

Io lo voglio un tablet, sul serio, mi sarebbe utile in una marea di occasioni; ma non posso avere uno schermo microscopico, una sistema operativo non espandibile (confido segretamente in Andoid), una porta USB o una schedina SD (la follia di Apple in tal senso è veramente incredibile) ed una tecnologia di display che possa fornire controlli touch screen, colori e poco affaticamento visivo.

Utopia? Non credo proprio, basta stare alla larga dai primi pescatori che al solito si appostano sulla riva del fiume nell’attesa dei primi grossi pesci.

 

Aggiornamento [1/8/2011]:

Ho preso la fatidica decisione. L’Asus EeePad mi è sembrata la migliore soluzione attualmente sul mercato. Ho speso relativamente poco e così posso provare finalmente Android. A breve alcune considerazioni.

Una App per tutti

15 ottobre 2010 2 commenti

apple-iphone-app-storeE’ incredibile la quantità di “app”, cioè applicazioni, che sono nate e nascono ogni giorni per Apple iPhone/iPad, un fenomeno dilagante che inizia ad intaccare anche il nuovissimo mondo Android.

Ora che è stato presentato Windows Phone 7, anche lui con il supporto alle sue belle applicazioni personalizzate con tanto di futuro marketplace per l’acquisto o download gratuito (in pieno stile Apple), ne avremo altre ancora. E non vogliamo citare BlackBerry?

E chi le deve realizzare?

Mi immagino di essere un’azienda interessata alla promozione del proprio servizio agli utenti mobili e mi chiedo per prima cosa, “ma per che piattaforma la faccio la mia app”?”.

Se voglio conquistare gli utenti di iPhone mi devo realizzare l’applicazione e pubblicarla su iTunes, se voglio arrivare agli utenti (sempre più numerosi) di Android devo riprogrammarla e così per Windows Phone e BlackBerry. Mica tanto comodo ed economico.

Mi chiedo allora perchè, soprattutto per quanto riguarda le riviste e quotidiani, si debba investire nel programmare un software per una precisa piattaforma quando basterebbe realizzare una versione web raggiungibile da chiunque? Chi se ne importa del sistema operativo, l’importante è che tutti possano fruire del prodotto, dei contenuti.

Eppura basta un fenomeno di massa come iPhone per fregarsene ed investire a più non posso nel realizzare applicazioni che funzionano solamente su un tipo di telefono, senza avere la minima idea di che sviluppo futuro potrà avere.

Almeno Android e Windows Phone vengono utilizzati su telefoni prodotti da tanti marchi, mi farebbe pensare ad un mercato un po’ più ampio.

Ma del resto il mondo è bello perchè è “poco” vario.